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Nuove Frontiere.

la "Comunità del Servizio"

 

 

Quando nel 1974 abbiamo gettato le basi per la fondazione del Centro Studi B.-P., un’idea ci ha guidato: di fronte a progressive dilacerazioni (non ancora estinte) del metodo scout, ritenemmo indispensabile un "ritorno alle fonti". Contro un aperturismo indiscriminato a correnti politiche, a visioni pseudo - pedagogiche, era necessario ritrovare e riscoprire l’anima viva, la ricchezza, il valore dello scautismo quale la genialità del fondatore aveva indicato.

Anni or sono, il padre Sevin nel libro "Pour penser scoutement" scriveva: "Noi facciamo scautismo per avere degli scouts, cioè ragazzi che fanno promessa e professione di servire Dio, il prossimo, la patria " (pag. 16). 

Impegno questo che deve rimanere oltre l’arco degli anni verdi vissuti in una Associazione.

"Fare degli scouts": cioè un tipo di uomo, con un profilo preciso, radicato in una fede adulta, con una apertura sul mondo per porre se stesso al servizio dei fratelli, con delle concrete e specifiche capacità.

Pensiamo di aver compiuto in questi primi anni — pur in mezzo a incomprensioni, minacce, derisioni — qualcosa di valido attraverso le rivista Esperienze e progetti: incontri, giornate dello spirito; abbiamo forse destato in molti una attenzione sul come "leggere" il metodo, creato delle crisi di fronte a troppe facilonerie.

Come credenti siamo convinti che lo scautismo ripensato e vissuto nella luce del messaggio cristiano — sia grazia del Signore.

E’ strada — semplice e gioiosa — per una robusta crescita spirituale. Per questo — in un significato privo di ogni presunzione — parliamo di una spiritualità scout. Siamo convinti che nello scautismo stesso ci sono offerti i mezzi per una ascesi a Dio: ripetiamo, dentro lo scautismo non a fianco.

Occorre saperli cogliere e viverli in autenticità.

C’è — lo sappiamo — una "spiritualità della strada" che spesso abbiamo dimenticato e che significa senso di povertà, di accettazione del sacrificio, contemplazione del creato, amore per tutti, gusto della preghiera personale e comune, ecc.

Così lo scautismo passa insensibilmente ad essere, in una progressività ed evoluzione tipica de! metodo, da gioco a concezione di vita.

Queste cose sono già state dette altre volte: ma Il recente incontro di Soviore ci ha impegnato ad imprimere una nuova dimensione al Centro B.-P.

I suoi compiti si devono allargare e approfondire [...] Per questo è necessario che ognuno rifletta — con lealtà — come vive le dimensioni della spiritualità scout e in quale misura essa si attualizzi nel suo modo di agire. Occorre un confronto quotidiano col Vangelo, perché la parola di Dio doni sapore al nostro modo di essere e di pensare.

Dobbiamo divenire sempre più ascoltatori non distratti del Magistero della Chiesa: voce che risuona talora nel deserto delle anime e tra l’indifferenza di molti. La Chiesa diviene nostra, quando noi diventiamo Chiesa.

Resi capaci di spazi di silenzio interiore, solo allora daremo agli altri, non le nostre fragili parole, ma l’eco di un annuncio che viene da Dio.

A questo dobbiamo tendere in avvenire con le nostre forze e con l’aiuto del Signore di " fare della nostra vita un servizio".

"SERVIRE" ovunque il Signore ci ha posto: dalla famiglia alla professione, all’apostolato.

Servire senza ricompensa, senza misura, senza grettezze: servire i fratelli per amore di Cristo che ad essi si è identificato.

Solo se saremo vincolati da questa ansia e da questa visione il Centro Studi B.-P. — pur mantenendo tutte le finalità per le quali è sorto — avrà spazio e ricchezza nuova: sarà veramente: "Comunità del Servizio".

Don Sandro [N.d.W.: don Sandro Crippa, rettore del santuario di Soviore, tornato alla Casa del Padre il 1° Marzo 1999] nella prima meditazione a Soviore ci ha parlato di cosa significa essere "uomini di frontiera".

Nella chiacchierata di bivacco n. 1 in Scoutismo per ragazzi, B.-P. indica al ragazzo questo ideale: lo scout è "l’uomo di frontiera". E’ un appello fascinoso per i giovani migliori: essi amano le cose forti ed audaci.

Per strane paure abbiamo rinunciato a presentare sotto questo profilo lo scautismo: si continua a ripetere che dobbiamo "educare" senza sapere a che cosa. L’uomo di frontiera — ha sottolineato don Sandro — è colui che precede. Non si tratta solo di colui che avanza in territori sconosciuti per aprire nuove strade, offrire nuovi insediamenti: è pure colui che indica spazi per Io spirito e la vita. E qui ci ha dato un’immagine vera della vocazione claustrale. Il pregare di tante Suore, il loro dono, aprono vie nuove al Regno di Dio e scuotono il nostro cristianesimo fatto di tanti compromessi.

disegno Adriano Perone

"Uomini di frontiera" pure noi, nell’incontro coi mondo dei ragazzi più dimenticati, coi poveri, con gli emarginati, con chiunque è incompreso e solo.

Vogliamo sempre più essere "uomini di frontiera" per lanciare una sfida a un mondo impigrito, egoista, chiuso in un torpore senz’anima:

presentarci con una nostra — certo modesta e povera — testimonianza di "servizio".

- "Servire" deve diventare forza e tormento della nostra vita: ideale generoso cui impegnare ogni nostre energia.

Così deve essere lo scautismo: così deve presentarsi a chi attende qualcosa da noi.

Deve poter essere forza stimolatrice e saper lanciare ai giovani proposte forti ed impegnarli a compromettersi per amore di Cristo. Solo uno scautismo così vissuto (nella tradizione e nella novità) ha ragione di esistere. Altrimenti lo riduciamo ad una ammucchiata di proposte, ad uno scambio di Idee, ad un fare senza mete precise, allineato e confuso ai tanti movimenti giovanili in perenne ricerca della propria "identità".

E il Centro Studi [B.-P.] ha ancora un insostituibile compito da eseguire.

 

 

 

 

 

 

Baden - don Andrea Ghetti,

 "Esperienze & Progetti" n. 27, novembre - dicembre 1979

pp.56 - 59

 

 

 

 A poco più di vent'anni dalla morte di Baden - don Andrea Ghetti (avvenuta nell'Agosto 1980 durante il campo del Clan Milano 1° in Francia), questo suo scritto (pubblicato sulla rivista del Centro Studi ed Esperienze Scout Baden - Powell, centro studi del quale fu primo Assistente) ci appare oggi come un "Manifesto programmatico" ancora attuale, una traccia operativa ed una sfida che pare fondamentale perché lo Scautismo cattolico possa vivere a pieno (riscoprire?) la sua vocazione all'apostolato.

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