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Il Sito di TRADIZIONE SCOUT ricorda ancora le vittime dell'attentato di Nassiriya, e quanti hanno dato la vita dopo di allora: i militari caduti nelle ultime operazioni di pace, i civili e i religiosi che hanno sacrificato la propria vita per Servire Dio, la Chiesa, la Patria, il Prossimo...

Vedi "Corriere della Sera" on line

12 Ottobre 2003 - 12 Ottobre 2009

Ricordiamo tutti i Caduti del 12 Ottobre 2003

12 Ottobre 2003 - 12 Ottobre 2009

Ricordiamo i Caduti del 12 Ottobre 2003

i militari cduti nelle diverse operazioni di pace quanti sono morti vittime della violenza, per la convivenza pacifica.


 

Virgo Fidelis, Patrona dei Carabinieri

Dolcissima e Gloriosissima Madre di Dio e nostra, 

noi Carabinieri d'Italia, a Te eleviamo reverente il pensiero, fiduciosa la preghiera e fervido il cuore!

Tu, che le nostre legioni invocano confortatrice e protettrice col titolo di "Virgo Fidelis", Tu accogli ogni nostro proposito di bene e fanne vigore e luce per la Patria nostra.

Tu accompagna la nostra vigilanza, Tu consiglia il nostro dire, Tu anima la nostra azione, Tu sostenta il nostro sacrificio, Tu infiamma la devozione nostra!

E da un capo all' altro d' Italia suscita in ognuno di noi l'entusiasmo di testimoniare, con la fedeltà sino alla morte, l'amore a Dio e ai fratelli italiani.

Amen.


Vicebrigadiere dei Carabinieri Ivan Ghitti: 

ha preso la sua Partenza come Rover del Clan Milano 24 AGESCI.

«Non riesco a spiegare meglio di così quella riconoscenza che devo ad un fratello scout e amico per la strada percorsa insieme e per l'esempio che il suo sacrificio indica in questo momento. Non c'è dubbio che la sua scelta di servizio all'interno dell'arma dei carabinieri sia stata dettata dall'esperienza scout e che le occasioni di servizio vissute in clan abbiano rafforzato la sua disponibilità verso il prossimo.

Vorrei che più scout possibili ricordino Ivan con la preghiera del Rover e della Scolta, tante volte pronunciata insieme a lui nelle route  e nelle veglie, preghiera capace di risvegliare l'entusiasmo di una strada condivisa.

 IVAN GHITTI

Inverno 1991: il dibattito nel Clan dell'Impronta del Milano 24 era forte, acuito dal confronto sul servizio civile come unica strada possibile per un rover dell'associazione scout cattolica italiana. La voce di Ivan si levava fuori dal coro per indicarci una via altrettanto degna: servire la patria e difendere i più deboli dalle ingiustizie nascoste nelle trame della vita. Si respirava già quell'aria che ci avrebbe portato, da lì a breve, a rivendicare per i giovani e per il  nostro paese un futuro di legalità nella politica e nella società civile.

La scelta di servizio pronunciata alla sua Partenza dal Clan a vent'anni ricapitolava le sue idee: aveva deciso di diventare carabiniere.

L'ultimo ricordo è più recente. Con lui parlavamo delle difficoltà incontrate in Bosnia, a Sarajevo, in Kosovo e dell'opportunità di lasciare l'arma e dedicarsi ad una professione normale, un po' più tranquilla. Ma mentre mi diceva queste cose rivedevo in lui lo stesso entusiasmo di sempre, la coerenza dell'impegno, la freschezza degli ideali mantenuti nel tempo, il coraggio di giocare sempre in prima persona. Era chiaro che avrebbe continuato a servire.

 Grazie Ivan, Buona Strada per sempre».

Andrea Vecci


Notizie tratte anche da 

            "Scout d'Euromail" n. 7 e n.8

            www.fse.it

TRA LE VITTIME DELL'ATTENTATO A NASSIRIYA IN IRAQ

Tra le vittime del terribile attentato di Nassiriya in Iraq il M.llo Aiutante dei Carabinieri Alfonso Trincone era il papà di Vincenza e Martina, rispettivamente Scolta e Guida nel Gruppo Roma 2 F.S.E.

Marco Beci, della cooperazione italiana, uno dei due civili rimasti coinvolti nell'attentato di Nassiriya era un ex- scout e soprattutto papà di Vittoria e Giacomo, che sono una guida e uno scout del Gruppo Pergola 1° F.S.E. 

L'Associazione Italiana Guide e Scout d'Europa Cattolici intera si stringe a loro e alla loro famiglia con con un fortissimo e affettuoso abbraccio e invita tutti a pregare il Signore perché conceda loro il Suo sostegno in questo difficile momento e conceda a tutti noi la sua pace.

Una rappresentanza dell'Associazione prenderà parte ai funerali di Stato che si svolgeranno domani mattina (18 Ottobre 2003) a Roma nella Basilica di San Paolo fuori le mura. Invitiamo tutti, alle ore 11.30, ad unirsi nella preghiera alle famiglie dei caduti così duramente provate.

RICORDIAMO  il  Vicebrigadiere dei Carabinieri Ivan Ghitti,caduto nell'attentato di Nassiriya, del quale apprendiamo che fu Rover del Gruppo Scout Milano 24 AGESCI sino alla Partenza. 


Il w.m. del sito di Tradizione Scout desidera  qui associarsi con affetto  al dolore e all'invito.

 

Nell'intervento in Iraq per liberare la giornalista Sgrenga, è cadutoNicola Calipari, agente dei Servizi, Dirigente della Polizia di Stato.

Ricordiamo Nicola scout del riparto Aspromonte ASCI del Reggio Calabria 1, Novizio e Rover del Clan Montalto, Aiuto capo del Riparto Aspromonte e Capo Riparto del Riparto del Gruppo Reggio Calabria 3.

Da lupetto a capo scout, sempre al servizio

«Era il più disponibile quando si doveva lavorare». «Quella volta che ci perdemmo in Aspromonte diede coraggio a tutti»

da "Avvenire", 06/03/05

Da Reggio Calabria, Giovanni Lucà

Quando Nicola Calipari indossò la sua prima divisa di «lupetto» aveva sei anni, una divisa che non tolse più. Come lo spirito che anima ogni scout, quello stesso spirito che ha conservato fino all’ultimo gesto della sua vita. «Era il ragazzo più disponibile quando si doveva lavorare», ricorda il professor Teofilo Maione, docente in pensione, capo scout a Reggio per molti anni. «Della sua squadriglia – dice ancora – era sempre quello che stava accanto ai più piccoli. Di lui ricordo anche le grandi capacità tecniche: era bravo nell’orientamento, nell’osservazione, nel costruire ponti, nella cucina; e nelle riunioni era una miniera di idee». Per il professore Maione, «Nicola ha saputo tradurre la sua disponibilità al servizio dimostrata da scout, anche nella sua attività professionale».
Uno di quelli che è stato sempre accanto a Nicola è un suo coetaneo, l’architetto Giuseppe Partinico. Assieme nei cinque anni di scuola elementare alla De Amicis, altri tre di media alla Galilei e poi nella famiglia degli scout. «Siamo diventati capi, negli anni ’70, al gruppo Agesci Reggio Calabria 3, che ha sede presso la parrocchia della Candelora – ricorda l’architetto –. Ma i trascorsi da scout con Nicola iniziarono nel cortile del Duomo al Reggio Calabria 1 da "lupetti" e poi da "esploratori", su e giù per il campanile». È difficile in un momento come questo frugare nella memoria per cercare tra i tanti momenti condivisi, ma non può non raccontare, tra lacrime di commozione, la disavventura vissuta con Nicola nel 1976. «Eravamo diventati capi e ci avevano affidato un gruppo di ragazzi più piccoli durante un’escursione in Aspromonte; ci siamo persi in una zona impervia dove siamo stati costretti a pernottare. Nicola dava coraggio e forza a tutti, fino a quando l’indomani siamo riusciti a ritrovare il sentiero».
L’architetto Partinico accarezza tra le mani una foto ingiallita e dice: «Nicola non aveva un grande fisico e con gli amici spesso lo prendevamo in giro per la sua statura non proprio da corazziere. Oggi lo abbiamo perso per la sua grande statura di uomo». Gianni Pensabene, ex assessore comunale di Reggio Calabria, in quegli anni era responsabile giovanile dell’Agesci: «Nel 1976 organizzammo in Calabria un raduno di scout che aveva per obiettivo lottare per restare in Calabria e per costruire una Calabria diversa. Il gruppo di Nicola, quello della Candelora, era il più numeroso, a dimostrazione della sua dedizione totale nel fare ogni cosa».

 

"Coraggio, esponiamo il tricolore"

Su qualche balcone è comparso il Tricolore, alle volte affiancato alla bandiera della pace.

Sarebbe bello se quelle esposizioni, ancora sporadiche, si moltiplicassero. 

Non c'è contraddizione fra l'amore per la pace e quello per il proprio Paese. Anzi. Lo hanno ribadito il nostro presidente della Repubblica e il Papa, condannando il vile attentato di cui è stato vittima il nostro contingente e,  al tempo stesso, sottolineando entrambi con forza che i carabinieri, i soldati, i civili caduti erano in Iraq «in missione di pace». Coraggio, allora, esponiamo in tanti il Tricolore, indipendentemente dalle preferenze politiche di ciascuno, dal giudizio sull'opportunità o meno della nostra presenza in un Paese martoriato dal terrorismo. [...] Sarebbe un modo, in questi giorni di dolore e di lutto, di recuperare quel senso di identità nazionale [...]. 

Non c'è nulla di che vergognarsi nell'Italia democratica d'oggi che, pur conoscendone i pericoli, manda i suoi militari «in missione di pace» in terre lontane - sono ancora concetti espressi da Ciampi - dopo un voto del Parlamento e nel quadro della cooperazione con i propri alleati e con le Nazioni Unite. Anzi, c'è, dovrebbe esserci, motivo di orgoglio. [...]. 

Forza, esponiamo il Tricolore, magari a fianco della bandiera della pace. 

Sarebbe come dire «pace due volte».

                                            Piero Ostellino, "Corriere della Sera" del 14 Novembre 2003

 

Fiori deposti alla base del tripode dove arde la fiamma del Milite ignoto all'Altare della patria (Claudio Onorati/Ansa)

 

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